resto al sud

Fare impresa: i fondi “Resto al Sud” per gli under 46

I fondi “Resto al Sud” aperti anche agli under 46.

Con la legge di Bilancio 2019, il governo ha annunciato l’ampliamento della platea di beneficiari dell’incentivo denominato ” Resto al Sud”.

Il 6 agosto 2019, il Ministro dello Sviluppo Economico ha sottoscritto il decreto attuativo che innalza il limite di età, consentendo così l’accesso all’incentivo anche agli under 46, e ammettendo anche i liberi professionisti tra i beneficiari possibili. Solo a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto, ai nuovi destinatari della misura sarà possibile presentare le domande presso la piattaforma di Invitalia.

Che cosa è Resto al Sud?

Il programma di finanziamento denominato “Resto al Sud” è l’incentivo di Invitalia dedicato allo sviluppo di nuove attività imprenditoriali giovanili nelle regioni del Sud Italia. Si tratta di un bando che mette a disposizione oltre 1.25 Miliardi di Euro, a copertura del 100% delle spese, di cui il 35% a fondo perduto e la restante parte del 65% con finanziamento a tasso zero, destinati ai futuri imprenditori di età compresa tra i 18 ed i 45 anni residenti nelle regioni del Sud d’Italia ovvero, se non residenti, che siano disposti a trasferirvisi. I soggetti che intendano fare domanda non devono essere titolari di alcuna attività di impresa e non devono essere stati beneficiari, negli ultimi tre anni, di agevolazioni a livello nazionale a sostegno dell’autoimpiego. Per tutta la durata dell’agevolazione, i giovani beneficiari del contributo non potranno essere titolari di alcun rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso altro soggetto terzo.

Possono – ad oggi –  richiedere l’agevolazione le imprese individuali, le società (di persone, di capitali, cooperative) e i liberi professionisti, già costituiti a partire dal 21 Giungo 2017 o che si impegnino a costituirsi entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione di esito positivo della valutazione.

Il massimale che può essere richiesto è di 50.000 euro nel caso di ditta individuale o per il singolo professionista. Nel caso di società, ogni socio può richiedere 50.000 euro fino ad un massimo di 200.000 euro per ogni singolo progetto di impresa. Attraverso l’agevolazione, è possibile finanziare i progetti di avvio di impresa per la produzione di beni e/o la fornitura di servizi. Le attività finanziabili riguardano, ad esempio, la ristrutturazione e/o manutenzione straordinaria di beni immobili destinati all’attività di impresa, acquisto di impianti, macchinari ed attrezzatura, acquisto di programmi informatici e TLC, acquisto di materie prima, canoni e utenze, materiali di consumo etc…

Quali sono le scadenze per la presentazione delle domande?

Si tratta di un bando cd. a sportello. L’apertura del bando è stata prevista per il 15 Gennaio 2018. Non ha, quindi, scadenze e l’agevolazione verrà erogata fino ad esaurimento fondi.

Dalla piattaforma messa a disposizione da Invitalia, sarà possibile inviare la domanda, avendo cura di munirsi di firma digitale ed indirizzo di posta elettronica certificata.

Per la presentazione della domanda, è necessario compilare il form ed una serie di allegati e documenti relativi al proprio progetto imprenditoriale e caricarli sulla piattaforma informatica messa a disposizione da Invitalia.

Il progetto di impresa dovrà contenere:

  • dati dell’imprenditore ed, eventualmente, quelli dei soci nel caso di impresa svolta in modalità societaria.
  • la descrizione dell’attività per la quale si richiede il finanziamento
  • l’analisi del mercato di riferimento sia per quanto riguarda la domanda, che l’offerta
  • la strategia commerciale
  • gli aspetti tecnici e produttivi del progetto
  • gli aspetti organizzativi del progetto
  • i dati economico-finanziari.

A sostegno dell’occupazione giovanile basta da solo il capitale?

Ci si chiede se a sostegno dell’occupazione giovanile, per il tramite dell’autoimpiego o dell’autoimprenditorialità, basti fornire il capitale.

In un Paese, come l’Italia, dove i dati sulla disoccupazione giovanile (stabilmente sopra il 30%) sono preoccupanti, dove gli under 35 vivono ancora con i genitori (67%) e i il numero dei cosiddetti Neet, ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi formativi (24,1%, mentre la media Ue è del 14,2%), continua a salire, una possibile soluzione al problema è – certamente – quella di promuovere e favorire l’autoimpiego o l’autoimprenditorialità. Le tradizionali politiche per il lavoro per la lotta alla disoccupazione – ovvero formazione e consulenza orientativa per immettere i giovani nel circuito del lavoro dipendente – hanno mostrato risultati deludenti. Il sostegno alla creazione d’impresa, invece, pare essere una promettente alternativa per la creazione di nuovi posti di lavoro. Come in un circolo virtuoso, più si creano nuove imprese, più nascono nuovi posti di lavoro .

I programmi per la promozione dell’autoimpiego in Germania

Le politiche per la promozione dell’autoimpiego in Germania prevedono vari programmi di agevolazioni. Tra questi, a Berlino, capitale dell’innovazione e delle start-up, esistono programmi dedicati a queste ultime per offrire sostegno al reddito a chi intende avviare attività imprenditoriali. Per maggiori info clicca qui. Questi programmi hanno avuto un impatto positivo sia sulla probabilità di occupazione che sul reddito, nonchè in generale sull’economia del Paese.

Non solo capitale. La cultura del fare impresa a sostegno dell’occupazione giovanile.

L’imprenditoria è decisamente la giusta strada da percorrere al fine di ridare slancio sia ai giovani, sia all’economia italiana. Ma il capitale non basta. Serve soprattutto offrire agli individui una visione su cosa significhi veramente fare impresa oggi. Sostenere la cultura del fare impresa, in Italia, significa non solo acquisire e sviluppare determinate skills, ma avere il coraggio di inseguire un sogno, un progetto. Avere un “vision” ed una “mission”, avere un’idea ed un progetto, credere in sè stessi per realizzare le proprie ambizioni sono alla base della cultura d’impresa, che non si traduce solamente nel generare sic et simpliciter un business. Oggi, del resto, fare imprenditoria non è più come una volta, non servono più i grandi capitali, la tecnologia ed i business online hanno reso più semplice il fare impresa e questa è assolutamente un’ opportunità che va colta.

Se l’articolo ti è piaciuto o se hai domande, contattami. Sono qui per aiutarti.

Iscriviti alla Newsletter



No Comments

Post A Comment

Condividi36
Tweet
Condividi