Differenze tra lavoro dipendente e lavoro autonomo

L’eterno dilemma: scegliere tra lavoro dipendente o lavoro autonomo

Nell’era del lavoro precario — a suon di “il lavoro dipendente è monotono”, “ i ragazzi di oggi sono troppo choosy” — sempre di più ci si domanda se sia meglio la sicurezza del posto fisso o la libertà del lavoro autonomo. La letteratura, i film, le serie tv o Netflix hanno influenzato il nostro immaginario rispetto al mondo del lavoro e hanno contribuito a idealizzare certe professioni o a smitizzarne altre, tanto da determinare le nostre scelte. Io, che sono cresciuta guardando le legal drama come Ally Mc Beal o leggendo i romanzi di John Grisham, mi sono poi ritrovata a lavorare in una realtà completamente differente, quasi ottocentesca direi — quella dei tribunali e degli studi legali italiani — fatta di azzeccagarbugli e latinorum, restandone alla fine profondamente delusa. Mi ero proprio fatta i film! Insomma, dipendente o autonomo che sia, sul mondo del lavoro girano parecchi falsi miti che possono influenzare la nostra cultura e il nostro comportamento.

Vediamo innanzitutto quali sono le differenze, i punti di forza e quelli di debolezza di queste due tipologie di organizzazione del lavoro.

Il lavoro dipendente e il lavoro autonomo: definizioni

Secondo la terminologia utilizzata dal nostro codice civile, è lavoratore dipendente o subordinato colui che si obbliga (sì, c’è scritto proprio così) in cambio di una retribuzione a prestare il proprio lavoro, manuale o intellettuale, alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. 

È lavoratore autonomo, invece, chi si obbliga a compiere dietro corrispettivo una certa prestazione d’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincoli di subordinazione.

Queste definizioni, seppur all’apparenza complesse, già ci danno un’idea delle differenze tra queste due tipologie di lavoro.

 

Lavoro dipendente e lavoro autonomo: differenze principali

1. Essere il capo di sé stessi vs essere liberi da rischi d’impresa

Una delle principali differenze tra queste due tipologie di organizzazione del lavoro è quella che riguarda il vincolo di subordinazione e di gerarchia che caratterizza il lavoro dipendente.

  • Un lavoratore dipendente avrà — salvo casi eccezionali — un suo superiore gerarchico e sarà sottoposto alle direttive che gli verranno imposte dall’alto. A parte quella di fare esclusivamente il suo lavoro, non ha nessun’altra responsabilità e gode di un certo welfare se le cose si mettono male: indennità di disoccupazione e ammortizzatori sociali. Certamente in Italia ci sono ancora ampi margini di miglioramento e non siamo ai livelli di welfare del Nord Europa, come ad esempio in Germania, ma è pur sempre una tutela.
  • Il lavoratore autonomo è, invece, il capo di sé stesso: ha libertà decisionale sulla gestione della propria attività di impresa, dalla scelta del modello alle strategie da attuare. Ma non è tutto oro quello che luccica: se da un lato, l’imprenditore può seguire le proprie passioni e talenti, creare qualcosa di proprio e potenzialmente guadagnare molto, dall’altro ha su di sé un rischio di impresa importante che grava solo su di lui e non sui suoi dipendenti, deve fare i conti con la pressione fiscale, è meno tutelato rispetto a un lavoratore dipendente e a fine mese non ha un guadagno garantito.

 

2. Flessibilità di orari vs routine d’ufficio

Ma le differenze non finiscono qui. L’orario di lavoro è infatti un’altra delle principali caratteristiche che differenzia il lavoro dipendente da quello autonomo. 

  • Nel lavoro dipendente, il lavoratore ha l’obbligo di rispettare un orario di lavoro: in genere, si tratta di circa 40 ore settimanali.
  • Il lavoratore autonomo ha maggiore flessibilità nella gestione del proprio tempo e nella conciliazione tra tempi di lavoro e tempi personali o famigliari. Questo, però, non significa che lavori di meno in termini di ore, anzi spesso accade proprio il contrario. Non avere una routine giornaliera definitiva, non avere confini lavorativi in termini di tempo è uno degli svantaggi dell’essere un autonomo, un imprenditore.

 

3. Stipendio garantito a fine mese vs incertezza dei propri guadagni

Lo stipendio sicuro a fine mese, insieme all’assenza del fattore rischio che ricade sull’imprenditore, è quasi sempre uno dei motivi principali che fa pendere l’ago della bilancia verso il lavoro dipendente. 

  • Nel lavoro dipendente il lavoratore viene pagato esclusivamente in base alla quantità e qualità del proprio lavoro, stabilite nel contratto. Ha la sicurezza di ricevere un pagamento alla fine del mese, ha diritto alle maggiorazioni per gli straordinari, alle ferie pagate, ai premi aziendali, tredicesima, quattordicesima e chi più ne ha, più ne metta. Vuoi mettere anche il vantaggio di non rincorrere i clienti per farsi pagare le fatture?!
  • Nel lavoro autonomo la retribuzione non è fissa, ma varia a seconda della quantità di ore e qualità del lavoro che sono necessarie per raggiungere un determinato risultato. È per il risultato che l’imprenditore o il professionista vengono pagati, e non per la prestazione di lavoro in sé. Può guadagnare tantissimo, ma può anche non guadagnare nulla e questo dipende molto dal mercato, dalle proprie competenze, dalla costanza e dagli sforzi che si impiegano per far affermare e far crescere sé stessi ed il proprio brand.

 

Meglio un lavoro dipendente o autonomo?

Non mi piace ragionare in termini di svantaggi o vantaggi, pro e contro. Ognuno, in base alle proprie esperienze, ai propri valori e credenze, può vedere un vantaggio laddove un’altra persona vi vede uno svantaggio. Ciascuno può sentirsi realizzato e felice svolgendo un lavoro dipendente e facendo proprio il perché dell’azienda in cui lavora. Oppure decidendo di mollare tutto, diventare autonomo e avviare un proprio business, inseguendo i propri sogni. Non esiste la soluzione perfetta per tutti: c’è chi ama e svolge con passione il proprio lavoro, anche se come dipendente, e non sempre è vero che solo il lavoro come autonomi o imprenditori ci può offrire l’orgoglio e la soddisfazione di avercela fatta. Quindi, la domanda giusta è: quale tipologia di lavoro è più adatta a te?

Il lavoro oggi, in un mondo che cambia

L’avvento di internet e delle nuove tecnologie, lo smart working, la precarietà dell’occupazione, la perdita di sicurezza che contraddistingue il mercato del lavoro oggi rimettono in discussione le scelte tra quella o questa tipologia professionale. Oggi ci facciamo domande che i nostri genitori o i nostri nonni all’epoca non si sarebbero mai fatti. Parliamo di lavoro dei sogni, di coltivare talenti, di trasformare passioni in lavoro. E, quindi, dobbiamo ripartire da noi, farci delle domande e riflettere tantissimo. Dobbiamo, inoltre, sfatare i falsi miti, evitare di idealizzare certi lavori, proiettare in essi desideri e illusioni.

Sei indecisa su cosa fare? Ho una proposta per te

Se da qualche tempo ti sta balenando in testa una certa idea e sei sul punto di mollare un lavoro fisso per intraprendere una carriera da autonomo, se vuoi vedere sul campo com’è davvero la vita da imprenditore, con i suoi rischi e le sue opportunità, un’esperienza di scambio all’estero può esserti molto utile. Esiste un programma, che non tutti conoscono, che si chiama Erasmus Giovani Imprenditori (giovani non per età ma per esperienza). Ti permette di passare un periodo di scambio da 1 a 6 mesi all’estero presso un imprenditore ospitante con sede in un paese UE e con maggiore esperienza rispetto alla tua. L’unico requisito è che tu abbia una partita Iva da non più di tre anni o che sia un’aspirante imprenditrice. Nonostante la denominazione del programma, non ci sono limiti d’età. Ti servono “solo” una forte motivazione, un progetto di impresa e tanta voglia di partire. Insomma, parti anche tu con Iva: ti va? Se sei curiosa, scopri il servizio che ho preparato per te, magari ti interessa! E se hai dubbi o domande scrivimi pure. 

E tu per quale tipologia di lavoro sei più adatta? Dipendente o autonomo?

 

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